L’art. 32 comma 1° lett. C) del D.Lgs. 626/94 prevedeva già che tutti gli ambienti di lavoro (oltre che gli impianti e i dispositivi) fossero sottoposti a regolare pulizia, onde assicurare condizioni igieniche adeguate; tale norma è oggi ripresa ex art. 63 del D.Lgs.81/08, meglio noto come Testo Unico entrato in vigore il 15 maggio 2008 e dal relativo Allegato IV (punto 1.1.6). Tanto è garanzia di igiene del lavoro, dato che già l’abrogato DPR 303/56 (Norme generali per l’igiene del lavoro) all’art. 15 prevedeva l’obbligo peri datori di lavoro della pulizia dei locali, significando comunque che essa dovesse esser fatta possibilmente fuori dall’orario di lavoro; tale precetto giustificato dal fatto che le operazioni di pulizia comportano sempre una alterazione delle normali funzioni lavorative di qualunque natura esse siano. In casi particolari, anzi, le pulizie, comportano durante l’attività la movimentazione di altri lavoratori (gli addetti alle), i quali operano mediante utensili o apparecchi che producono o veicolano polveri, acqua, detergenti, rumore; non a caso alcune ditte di pulizia denominano le strutture ove inviano i propri dipendenti ad effettuare le operazioni di igienizzazione col termine di “cantiere”. Tali attività interferenziali quindi, oltre al rischio specifico per gli addetti alle pulizie (che è un rischio professionale proprio valutato dal relativo datore di lavoro), determinano un rischio anomalo, non previsto né professionale, per quei lavoratori che stazionino al momento delle pulizie e nei tempi successivi negli ambienti oggetto di “bonifica ambientale”; tale rischio è indebito e comporta un innalzamento del livello di pericolosità per il personale, che diversamente non dovrebbe essere previsto in sede di valutazione dei rischi (ad es. il macellaio rischia l’inalazione di sostanze chimiche irritanti, anziché il solo pericolo di taglio della mano, facilmente evitabile mediante l’uso di guanti a rete metallica). Un particolare fattore di rischio di carattere generale, ma comunque sempre presente in ambienti umidi e bagnati, è quello dello scivolamento e slittamento sul pavimento bagnato o reso umido perché imbibito da sostanze liquide in quantità non irrisorie e/o grasse, oleose. Sino ad oggi la valutazione dei rischi effettuata dai datori di lavoro al proprio interno, ovvero dai Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione ha preveduto per il personale esposto a rischio di scivolamento l’uso di particolari calzature con suola antiscivolo, anche in accordo con l’art. 8 del DPR 547/55 come modificato dall’art. 33 del D.Lgs. 626/94 che prevedeva per i pavimenti condizioni tali da rendere sicuro il movimento; oggi la norma è richiamata dall’Allegato IV punti 1.3.3 e 1.3.4 del citato Testo Unico; mai però si è assistito ad una approfondita analisi del rischio specifico con rilievi di carattere strumentale, limitandosi l’estensore del D.V.R. ad un esame “a vista” delle superfici ed all’adozione di eventuali prescrizioni sull’uso dei DPI. Ora, dall’esame degli infortuni effettuato dai Dipartimenti di Prevenzione delle ASL è risultato che anche l’uso di adeguate calzature antiscivolo non rende immuni i lavoratori dal procurarsi cadute e conseguenti accidenti, quindi occorre agire alla base e cioè rendere i pavimenti antisdrucciolo e, anche quando lo fossero, aumentarne l’adesività della scarpa anche in presenza di sostanze oleose, imbrattanti, grasse o quando vi siano grandi quantità di liquidi: ciò in accordo specifico con l’art. 7 comma 2° del DPR 303/56 come modificato ex art. 33 del D.Lgs. 626/94 che prevedeva che i pavimenti siano stabili ed antisdrucciolevoli; dette norme oggi sostituite dal punto 1.3.2 dell’Allegato IV al TU. La misurazione dell’attrito effettivo di un pavimento fatta in via preventiva e non a posteriori porterebbe alla prescrizione preventiva di adozione di provvedimenti antinfortunistici quali l’aumento dell’attrito della superficie in esame; infatti, anche se previsto specificatamente dalle norme l’uso dei DPI deve essere l’ultima delle barriere di prevenzione e quindi limitato alle condizioni di carenza di altri provvedimenti preventivi o emergenziali. L’applicazione di un prodotto che aumenti in modo consistente l’adesività e la stabilità della calzatura di qualunque natura alla superficie orizzontale attraversata, e quindi non solo per i pavimenti, ma anche per tutti quei punti soggetti ad essere attraversati dai lavoratori a piedi (ad esempio la pedata delle scale in muratura o metalliche), diminuirebbe in modo consistente il rischio di scivolamento in presenza di prodotti putrescibili, oleosi e/o di liquidi in quantità consistenti (scarti di lavorazione in laboratori di preparazione alimentare, acque di lavaggio in officine, macellerie, salumerie industriali, etc.). Appare chiaro che l’applicazione dovrebbe essere coerente con le altre caratteristiche che devono possedere i pavimenti e cioè: la salubrità, la stabilità, la continuità, il colore, la facilità di pulizia. Quindi l’applicazione di prodotti antiscivolo diminuirebbe il rischio di incidente per caduta dovuto allo scivolamento su prodotti grassi, oleosi o liquidi e l’adozione di specifiche cautele. Dal punto di vista economico tale accorgimento realizzerebbe oltre che all’evidente contrazione degli indici infortunistici, con riverbero favorevole sulle tariffe dei premi INAIL e assicurativi privati, un risparmio nella ripetitività di operazioni di pulizia, necessarie ogni qualvolta i pavimenti vengano resi viscidi e comunque non sicuri. Tali operazioni si rendono infatti obbligatorie per le imprese, anche se effettuate giornalmente, in quanto per il rispetto delle sopramenzionate norme non è sufficiente che il datore di lavoro dimostri di aver fatto procedere con personale specializzato e a rischio professionale specifico alle pulizie giornaliere degli ambienti, al fine di evitare lo scivolamento dei propri lavoratori, ma deve dimostrare, in caso di infortunio, che le operazioni di pulizia siano state ripetute in presenza di pavimento imbrattato e quindi non sicuro durante tutta la giornata lavorativa e non solo ad inizio o fine lavoro. Non vi è chi non veda in tali considerazioni l’enorme portata di natura logistica ed economica che una operazione di tal guisa comporti, poiché come detto, interferisce ed impedisce il regolare svolgimento delle normali attività di produzione aziendale e ne aumenta sensibilmente i costi.

È augurabile quindi che la presenza di ausili antiscivolo determini:

a) la contrazione degli indici infortunistici per caduta accidentale da scivolamento,

b) la diminuzione delle operazioni di manutenzione periodica dei pavimenti e delle altre superfici soggette a passaggio a piedi,

c) l’affievolimento dei casi di contestazione ai datori di lavoro per violazione delle norme di igiene, di sicurezza e di prevenzione degli infortuni dei lavoratori, d) l’aumento delle produttività aziendali non disturbate dalle attività interferenziali dei pulitori.