L’Ialia resta il Paese dell’UE con il più alto numero di morti sul lavoro, mentre nella tendenza generale alla riduzione degli incidenti il dato italiano (-25,5%) resta inferiore alla media europea (-29,4%).

Questo secondo uno studio pubblicato dall’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro (ANMIL).«Quando gli incidenti sul lavoro sono circa un milione l’anno e i morti più di 1000, quando ogni sette ore muore un lavoratore, non si può dire che in Italia un fondamentale diritto della persona, ossia il diritto alla vita e alla sicurezza di ciascuno nel normale svolgimento della propria attività, sia garantito» sostiene l’ANMIL che ha analizzato i dati relativi al decennio 1995-2004.

In questo periodo, l’Italia ha registrato una diminuzione degli incidenti sul lavoro non solo inferiore alla media europea ma molto più bassa di Paesi quali la Germania (13 punti percentuali di differenza) e la Spagna (otto punti percentuali di differenza).Va un po’ meglio il raffronto europeo per gli incidenti non mortali, rispetto ai quali tuttavia «si deve tenere conto dell’elevato numero di infortuni non denunciati (l’INAIL stima siano circa 200.000) nell’ambito del lavoro nero» osserva l’ANMIL.

Il problema italiano è che «le leggi sembrano esistere solo sulla carta» sottolinea il Rapporto: ad esempio, si stima che se il personale per la prevenzione infortuni dovesse controllare tutte le aziende, ognuna di esse riceverebbe un controllo ogni 23 anni, «e infatti si interviene quasi sempre solo dopo l’infortunio».

Per quanto concerne il fronte penale, invece, mentre in Francia esiste un pool di magistrati che ha competenza sui reati più gravi che attengono alla salute e in Spagna è stata introdotta la figura del procuratore speciale per gli incidenti sul lavoro, in Italia i reati per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro restano «sostanzialmente impuniti» e per le vittime del lavoro ottenere giustizia è «una timida e quasi sempre disattesa speranza».Nell’era della tecnologia digitale, commenta l’ANMIL, «gli operai edili e metalmeccanici, come ieri e forse di più, muoiono o rimangono colpiti con gravi, invalidanti, esiti permanenti dagli infortuni sul lavoro».

Occorre dunque passare «dalle parole ai fatti», investendo su attività di prevenzione e controllo, introducendo sanzioni adeguate e certe, promuovendo iniziative di vario genere che accrescano l’attenzione generale alla prevenzione.